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L'Autorità con il provvedimento n. 555/2020 avvia il procedimento per la determinazione d'ufficio delle tariffe in caso di mancata trasmissione dei dati e degli atti richiesti ai sensi della deliberazione 580/2019/R/idr. Infatti, il comma 5.8 della deliberazione 580/2019/R/IDR prevede che laddove ricorrano le seguenti casistiche: a) il gestore non fornisca, in tutto o in parte, i dati richiesti, nel formatoindicato dall’Autorità; b) il gestore non fornisca, in tutto o in parte, le fonti contabili obbligatorieche certificano gli elementi di costo e investimento indicati; c) il gestore non fornisca la modulistica richiesta, o la fornisca noncorredata dalla sottoscrizione del legale rappresentante; d) risulti che il gestore ha indicato elementi di costo o di investimentosuperiori a quelli indicati nelle fonti contabili obbligatorie; e in ogni caso laddove non si disponga degli atti, dei dati e delle informazioni necessarie alla determinazione tariffaria, la tariffa sia determinata d’ufficio ponendo il moltiplicatore tariffario teta pari a 0,9 finché perdurano tali casistiche. Nello stesso provvedimento Arera prevede inoltre di diffidare gli Enti di governo dell’ambito o gli altri soggetti competenti per i quali, nell’ambito dei procedimenti avviati con deliberazioni 307/2016/R/IDR e311/2018/R/IDR, si siano rinvenuti inadempimenti agli obblighi di predisposizione tariffaria relativamente a ciascuna annualità del periodo 2016-2019, previsti dalla deliberazione 664/2015/R/IDR, come integrata e modificata dalla deliberazione 918/2017/R/IDR. https://www.arera.it/it/docs/20/555-20.htm

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I soggetti che gestiscono il servizio idrico integrato ovvero il singolo servizio di distribuzione di acqua destinata al consumo umano in virtù di qualunque forma di titolo autorizzativo e con qualunque forma giuridica in un determinato territorio, ivi inclusi i Comuni che lo gestiscono in economia, iscritti nell’Anagrafica Operatori dell’Autorità e presenti nell’ATID, sono tenuti ad accreditarsi al SII secondo le modalità stabilite nel Regolamento di funzionamento del medesimo, a decorrere dall’1 gennaio 2021. L’accreditamento al SII, per i soggetti di cui al precedente punto 1.1, iscritti all’ATID alla data del 31 dicembre 2020, è ultimato entro il 30 aprile 2021. https://www.arera.it/it/docs/20/585-20.htm

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L’interconnessione di tutti gli acquedotti FVG, sfida al climate change Una rete di acquedotti interconnessi fra loro, per cui nel momento in cui uno di questi dovesse avere un problema di approvvigionamento idrico o distribuzione, immediatamente da un’altra rete scatterebbe il soccorso, minimizzando i disagi per i cittadini. E’ questo il traguardo che i 7 gestori del Friuli Venezia Giulia si sono impegnati a raggiungere ieri pomeriggio presso la sede udinese di Cafc. Un traguardo di grande importanza soprattutto alla luce dei mutamenti climatici, che rendono sempre più soggette a rischio le fonti di prelievo idrico e le distribuzioni. Un RTI fra i gestori per realizzare entro il 2021 il masterplan acquedotti I 7 gestori del servizio idrico integrato (AcegasApsAmga, Acquedotto del Carso, Acquedotto Poiana, CAFC, Hydrogea, Irisacqua e LTA) hanno compiuto il primo passo in questa direzione, ufficializzando l’accordo per mappare i fabbisogni di interconnessione e stilare l’elenco delle opere necessarie a collegare fra loro le reti, in un masterplan acquedotti del FVG, sviluppato nell’ambito del Piano Nazionale Acquedotti del Governo Italiano. Davanti al notaio, nella situation room Cafc, le aziende si sono costituite in un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI), di cui sarà mandataria Cafc, che avrà il compito di realizzare il masterplan, attraverso una società di progettazione che verrà individuata tramite procedura di gara. La gara sarà espletata entro i primi mesi del 2021, dopodiché, entro la fine dell’anno, si procederà alla stesura vera e propria del masterplan. Cosa conterrà il masterplan: analisi territorio, opere, priorità e costi Il documento conterrà innanzitutto uno studio sull’evoluzione demografica e di sviluppo di ogni territorio interessato nel breve (2030), medio (2040) e lungo (2050) periodo e una ricognizione dei sistemi acquedottistici esistenti, comprensiva di analisi quantitativa e qualitativa delle risorse idriche esistenti. A seguire si procederà alla redazione di un vero e proprio piano di resilienza, in cui saranno specificate le opere di interconnessione necessarie a fronteggiare emergenze idriche dovute, ad esempio, a prolungate siccità, eventi alluvionali o dissesti idrogeologici. Ogni intervento avrà un livello di priorità, oltre che una stima di costo e sostenibilità finanziaria. Uno strumento di programmazione degli investimenti Il masterplan, una volta completato, diventerà dunque uno strumento di grande importanza nelle mani di Regione Friuli Venezia Giulia e dell’autorità d’ambito (AUSIR),  per la programmazione e la pianificazione degli investimenti dei singoli gestori. Masterplan, naturale prosecuzione della stesura dei piani di sicurezza idropotabili Il masterplan rappresenta la naturale prosecuzione del lavoro congiunto (primo esempio in Italia) svolto dai 7 gestori acqua del FVG fra 2018 e 2020, con la redazione congiunta, sotto il coordinamento di Regione e Arpa, dei piani per la sicurezza idropotabile delle acque, i cosiddetti water safety plan (WSP). Attraverso i WSP ogni gestore ha mappato dettagliatamente tutti i possibili rischi a cui l’acqua gestita è potenzialmente soggetta lungo l’intero servizio acquedotto. Ad esempio, la carenza di disponibilità a causa di periodi prolungati di siccità, la contaminazione di sostanze inquinanti, anche nuove (ad esempio i PFAS o la DACT), l’eventualità di danneggiamenti a impianti o reti causati da guasti, eventi atmosferici o addirittura volontariamente da terzi. Da tale mappatura dei rischi dovranno poi discendere le modalità operative e gli interventi che potranno mitigare o eliminare ciascuno dei rischi individuati. Fra tali interventi si inseriscono a pieno titolo anche le interconnessioni oggetto del masterplan siglato oggi. https://www.acegasapsamga.it/chi_siamo/comunicazione_media/comunicati/pagina1001.html

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FIT4REUSE è un progetto internazionale fondato dal programma PRIMA e coordinato da Alma Mater Studiorum-Università di Bologna con l'obiettivo di fornire metodi di approvvigionamento idrico sicuri, sostenibili e accettati per il bacino del Mediterraneo sfruttando risorse idriche non convenzionali. Il consorzio è composto da 9 partner in 7 paesi mediterranei che lavorano insieme per raggiungere gli obiettivi del progetto. Water Reuse Days, uno degli eventi più importanti del progetto, mira a raggiungere il pubblico più ampio e portare le parti interessate in contatto con il progetto al fine di sviluppare ulteriormente i risultati del progetto e consentire la condivisione e la diffusione della conoscenza. Questa sessione, che fa parte di un più ampio evento Water Reuse Days, presenterà i risultati del coinvolgimento degli stakeholder, introdurrà la piattaforma multi-stakeholder, uno strumento costruito per creare una comunità attorno a risorse idriche non convenzionali, nonché lo stato di uno dei principali risultati del progetto: Water Reuse Risk Management Plan, il piano di gestione del rischio di riutilizzo dell'acqua. https://www.ecomondo.com/link/seminari-e-convegni/e16749144/1st-fit4reuse-water-reuse-daystakeholder-engagement-for-the-integrated-management-of-water-reuse-practices-and-risks.html

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L'Assemblea dei sindaci dell'ATI 9 Agrigento ha adottato all'unanimità il 29 dicembre l'aggiornamento del Piano d'Ambito. L'aggiornamento (ai sensi dell’art. 149 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i.), che tiene conto delle disposizioni regolatorie previste da ARERA, Autorità di riferimento nazionale nel settore dei servizi idrici, è strutturato nelle seguenti parti: - Ricognizione dell’esistente; - Analisi della domanda attuale e futura del servizio idrico integrato; - Analisi della disponibilità attuale e futura della risorsa idrica; - Analisi delle criticità del sistema; - Piano degli interventi; - Modello organizzativo gestionale del gestore; - Piano Economico Finanziario ed ipotesi di nuova tariffa secondo il metodo MTI 3 di cui alla deliberazione ARERA n. 580/2019, come integrato dalla deliberazione n. 235 del 23/06/2020. Il Piano è riferito all'arco temporale di 30 anni (2021-2051) e tiene conto della gestione unitaria del servizio idrico sul territorio provinciale. Sintesi del PDA ATI9 Agrigento

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In data mercoledì 18 novembre si è tenuto un convegno incentrato sulla significativa tematica delle difficoltà riscontrate a livello di accoglimento delle esigenze dei cittadini da parte dei servizi idrici nelle regioni del Sud. Le risorse finanziarie disponibili nella strategia Next Generation EU (NG-EU) per migliorare l’efficienza dell’uso della risorsa acqua rappresentano un’occasione difficilmente ripetibile per ridurre il divario nell’erogazione dei servizi idrici fra le aree sviluppate (in maggior parte nel Centro-Nord) e quelle arretrate (in gran parte nel Meridione e nelle Isole). Il superamento di questo divario, che la stessa ARERA definisce “water service divide”, può rappresentare una grande occasione di sviluppo organizzativo e tecnologico per l’intero sistema, non solamente per il Meridione. I condivisibili obiettivi del Recovery Plan sono: 1. Sicurezza e resilienza dei sistemi di approvvigionamento idrico primario per gli usi civili, agricoli, industriali e ambientali, nel rispetto della qualità ambientale dei corpi idrici; non solamente sicurezza strutturale dei serbatoi di accumulo e delle condotte di alimentazione, ma ancora di più sicurezza sulla quantità e qualità delle risorse invasate, e interventi per rendere resilienti i sistemi di approvvigionamento negli scenari indotti dai cambiamenti climatici; l’introduzione di strumenti di controllo e di modelli previsionali climatici e di ottimizzazione gestionale consente di migliorare la gestione e di predire in anticipo le situazioni di carenza idrica, attivando per tempo le misure di adattamento e riducendo le conseguenze sugli utilizzatori delle risorse e sull’ambiente. 2. Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione idrica e loro trasformazione in smart network, che consentano il controllo della loro efficienza in tempo reale e la possibilità per gli utenti di informazione aggiornata e tempestiva sul servizio offerto. Gli effetti di questi interventi sono il contenimento delle perdite fisiche e amministrative nelle reti di distribuzione entro gli standard europei (15-20 %), attraverso la distrettualizzazione delle reti, il controllo delle pressioni, la ricerca attiva delle perdite e la identificazione e sostituzione mirata delle tubazioni che vanno effettivamente cambiate. I benefici ambientali sono una conseguenza del minore impatto sulle risorse e una riduzione dei consumi energetici necessari per il funzionamento delle reti di distribuzione. Per raggiungere e mantenere un adeguato livello di efficienza delle reti è indispensabile installare sensori e apparecchiature di misurazione e controllo adeguati nelle reti e in definitiva la loro trasformazione in smart network. La disponibilità di misure e la capacità di elaborazione e analisi è la base necessaria per operare una manutenzione efficace e proattiva delle reti, attualmente quasi sempre caratterizzate da scarsa e inefficiente manutenzione reattiva. 3. Completamento e gestione delle reti fognarie con tecniche similari alle reti idriche, e realizzazione degli impianti di depurazione non solamente per superare le procedure di infrazione, ma anche per trasformarli in “fabbriche verdi”, con il recupero energetico e dei fanghi e la produzione di acqua utilizzabili dall’agricoltura e dall’industria e per fini ambientali. In questo contesto si deve inserire la programmazione del Commissario Nazionale della Depurazione, che riguarda tutti gli agglomerati in procedura di infrazione, localizzati in gran parte nelle regioni meridionali e insulari. 4. Va inoltre perseguito, quando possibile, il cofinanziamento degli interventi proposti tramite tariffe e/o altre risorse finanziarie, per incrementare l’effetto leva delle risorse NG-EU. https://www.associazionemerita.it/notizie/webinar-acqua-18novembre

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La deliberazione del 6 ottobre 2020 n. 358/2020/A ha determinato la misura dell'aliquota del contributo agli oneri di funzionamento dell'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente dovuto dai soggetti operanti nei settori dell'energia elettrica, del gas e del servizio idrico integrato nell'ambito dell'attività di regolazione e controllo nei settori di propria competenza secondo quanto stabilito dalla legge del 14 novembre 1995, n. 481 e s.m.i. In base alla deliberazione dell'Autorità su citata n. 358/2020/A, il contributo per il funzionamento dell'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente per l'anno 2020 è pari:  per i soggetti operanti in Italia nei settori dell'energia elettrica e del gas allo 0,31 per mille dei ricavi relativi all'anno 2019 risultanti dall'ultimo bilancio approvato;  per i soggetti operanti in Italia nel settore del servizio idrico integrato o di una o più attività che lo compongono, allo 0,27 per mille dei ricavi relativi all'anno 2019 risultanti dall'ultimo bilancio approvato ovvero rendiconto consuntivo per i gestori in forma diretta del SII.  per i soggetti operanti in Italia nel settore dei rifiuti o di una o più attività che lo compongono allo 0,30 per mille dei ricavi relativi all'anno 2019 risultanti dall'ultimo bilancio approvato ovvero ricavi desumibili dal PEF per i gestori in forma diretta del servizio. Le attività del servizio integrato di gestione dei rifiuti sottoposte al versamento del contributo sono di seguito riportate: a. spazzamento e lavaggio delle strade; b. raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; c. gestione tariffe e rapporti con gli utenti; d. trattamento e recupero dei rifiuti urbani; e. trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani; f. spedizione transfrontaliera. Il versamento del contributo non è dovuto per somme uguali o inferiori a 100,00 (cento/00) euro, calcolando tale soglia in modo distinto per ciascuno dei soggetti di cui ai precedenti punti. Il contributo 2020 deve essere versato entro il 15 dicembre 2020 https://www.arera.it/it/comunicati/20/contributo20.htm

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Con l’operazione Viveracqua Hydrobond 2020 prosegue con successo la strada del finanziamento innovativo dei piani d’investimento delle società in house che gestiscono il Servizio Idrico Integrato nella regione Veneto: si è infatti conclusa positivamente la terza emissione di Hydrobond per un valore complessivo di 248 milioni di euro da parte di 6 gestori consorziati in Viveracqua: Acquevenete S.p.A., Alto Trevigiano Servizi S.r.l., Azienda Gardesana Servizi S.p.A., Livenza Tagliamento Acque S.p.A., Piave Servizi S.p.A. e Viacqua S.p.A..  Viveracqua Hydrobond 2020 è un’operazione di sistema realizzata grazie alla sinergia tra gestori in house all’interno della società consortile Viveracqua, che comprende 12 aziende del Servizio Idrico Integrato di tutto il Veneto. Si tratta della terza operazione di finanziamento promossa da Viveracqua a sostegno dei piani di investimento dei gestori del Servizio Idrico Integrato consorziati, realizzata attraverso il ricorso diretto al mercato dei capitali, dopo le positive esperienze – sempre coordinate da Banca Finint – già maturate nel 2014 con l’operazione Viveracqua Hydrobond 1 (150 milioni di euro, che si sono tradotti in 341,4 milioni di investimenti realizzati) e nel 2016 grazie all’operazione Viveracqua Hydrobond 2 (77 milioni di euro, con cantieri per 197,4 milioni). I proventi dell’operazione saranno interamente impiegati per supportare gli investimenti nei territori in cui operano le sei società emittenti che servono più di 320 Comuni e quasi 2,3 milioni di abitanti grazie a una rete acquedottistica che sfiora i 27.000 chilometri. Complessivamente, sono previsti interventi su tutto lo spettro del servizio idrico integrato nel contesto dei piani di crescita dei gestori che prevedono investimenti per circa 700 milioni di euro nei prossimi quattro anni. I 6 gestori hanno emesso ciascuno 3 titoli obbligazionari con scadenza diversa (uno con vita legale pari a 24 anni, uno a 17 anni e uno a 14 anni, diversi anche per tasso d’interesse) – per un totale quindi di 18 – tutti interamente sottoscritti dalla società veicolo Viveracqua Hydrobond 2020 S.r.l., che detiene le obbligazioni in tre comparti separati tra loro in base alla scadenza, con 6 titoli obbligazionari ciascuno. La società veicolo ha finanziato la sottoscrizione dei titoli obbligazionari di ciascun comparto emettendo a sua volta 3 serie di titoli asset backed, sottoscritti dagli investitori. I titoli emessi dalla società veicolo beneficiano inoltre di un supporto di credito per cassa, fornito in forma mutualistica dagli stessi 6 Gestori, proporzionalmente all’importo emesso da ciascuno. La disponibilità dei 6 Gestori emittenti a “fare sistema”, garantendosi reciprocamente, ha consentito agli stessi di accedere al mercato dei capitali e cogliere le opportunità offerte da investitori specializzati in grandi investimenti infrastrutturali, ottimizzando così le caratteristiche del finanziamento. La BEI -Banca Europea per gli Investimenti ha agito come unico investitore nei titoli a 24 anni, sottoscrivendo il 50% del totale finanziato per 124 milioni di euro. Kommunalkredit Austria AG ha agito come unico investitore nei titoli a 17 anni per 74 milioni di euro e Cassa Depositi e Prestiti ha investito 30 milioni di euro nei titoli c.d. Short. Altri investitori istituzionali nel comparto c.d. short per ulteriori 20 milioni di euro sono stati Volksbank, Banco di Desio e della Brianza, Fondo Pensione – Solidarietà Veneto e Banca Valsabbina. https://www.viveracqua.it/infrastrutture-viveracqua-hydrobond-2020-conclusa-la-terza-emissioneper-248-milioni-di-euro/

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Arera ha pubblicato i dati relativi alla qualità contrattuale in attuazione di quanto previsto dall'articolo 77 dell'Allegato A della delibera 655/2015/R/idr - RQSII (come integrato e modificato dalla deliberazione 547/2019/R/idr). I dati, comunicati dai gestori del SII afferiscono a 28 standard specifici e 14 standard generali, riconducibili ai seguenti aspetti:  Avvio e cessazione del rapporto contrattuale;  Gestione del rapporto contrattuale;  Fatturazione, gestione dei reclami e delle richieste scritte;  Gestione degli sportelli e dei servizi telefonici. Le tabelle riportano:  il riepilogo delle gestioni considerate e l'elenco degli standard di qualità contrattuale di riferimento (distinguendoli tra specifici e generali);  relativamente a ciascuno standard, l'indicazione per singola gestione di: o numero di prestazioni eseguite entro lo standard; o numero di prestazioni eseguite fuori standard (specificandone le cause, ossia: cause di forza maggiore; cause imputabili all'utente finale o a terzi, cause imputabili al gestore); o presenza di eventuali standard migliorativi (rispetto a quelli fissati dalla regolazione) individuati dai competenti Enti di governo dell'ambito. Nel file relativo alla raccolta dati 2019 sono riportati anche i valori dei macro-indicatori di qualità contrattuale:  MC1 - "Avvio e cessazione del rapporto contrattuale" (composto dagli indicatori semplici afferenti alle prestazioni relative ai preventivi, all'esecuzione di allacciamenti e lavori, all'attivazione e disattivazione della fornitura)  MC2 - "Gestione del rapporto contrattuale e accessibilità del servizio" (composto dagli indicatori semplici afferenti alle prestazioni relative agli appuntamenti, alla fatturazione, alle verifiche dei misuratori e del livello di pressione, alle risposte a richieste scritte, nonché alla gestione dei punti di contatto con l'utenza) registrati da ciascuna gestione con riferimento all'anno 2018, necessari ai fini dell'applicazione del meccanismo incentivante di premi e penalità di cui al Titolo XIII del RQSII. Le gestioni sono state raggruppate per dimensione (ripartendole in Top, Grandi, Medie, Piccole), sulla base della popolazione residente nei comuni dichiarati in ATID (Anagrafica territoriale del servizio idrico integrato).  anno 2017  anno 2018  anno 2019 https://www.arera.it/it/dati/RQSII.htm

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Il 26 novembre 2020 si è svolto, in modalità telematica, il Convegno “La gestione dei fanghi: da problema a risorsa?”, organizzato dal Gruppo di Lavoro Gestione Impianti di Depurazione, attivo presso l’Università degli Studi di Brescia, e dal Gruppo di Lavoro Gestione Impianti Trattamento Acque in Sicilia, attivo presso l’Università degli Studi di Palermo, con il patrocinio della CROIL (Consulta Regionale Ordini Ingegneri Lombardia) e degli Ordini degli Ingegneri delle Province di Brescia e Palermo. Il Convegno è stato seguito da oltre 950 partecipanti, a testimonianza dell’interesse e attualità delle tematiche trattate. Dopo i saluti introduttivi del Magnifico Rettore dell’Università di Brescia, prof. Maurizio Tira, del Direttore Vicario del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo, prof.ssa Antonella Pirrotta, e dei Presidenti degli Ordini degli Ingegneri delle province di Brescia (Ing. Carlo Fusari) e Palermo (Prof. Ing. Vincenzo Di Dio), si è aperta la prima sessione, coordinata dal Prof. Carlo Collivignarelli (Università di Brescia) e dall’Ing. Gaetano Grifasi (ATI Palermo). Il prof. Collivignarelli ha ripercorso le attività del GdL Gestione impianti di depurazione, da lui coordinato, dal 1998 ad oggi, con riferimento ai fanghi, evidenziando le questioni risolte e quelle ancora aperte, in particolar modo sui temi della funzionalità degli impianti di depurazione e della pianificazione della gestione dei fanghi a livello di bacino. Il prof. Gaspare Viviani (Università di Palermo) ha presentato un quadro a scala europea, nazionale e regionale, in termini di produzione trattamento, recupero e smaltimento dei fanghi in Italia. Il Dott. Marco Volante (ARPA Lombardia) ha illustrato le criticità ancora esistenti relativamente alla determinazione analitica di alcuni parametri (es. idrocarburi e cromo), anche con riferimento a parametri non ancora oggetto di normativa (es. microplastiche). Il prof. Michele Torregrossa (Università di Palermo) ha descritto le innovazioni tecnologiche oggi disponibili per migliorare prestazioni di processo ed energetiche delle unità di trattamento fanghi che usualmente si trovano negli impianti di depurazione. L’ing. Santo Fabio Corsino (Università di Palermo) ha passato in rassegna i vari processi e tecnologie oggi già disponibili o ancora in fase di studio, che possono essere adottati con lo scopo di ridurre la produzione dei fanghi di depurazione. Il prof. Roberto Canziani (Politecnico di Milano) ha esaminato criticamente le tecniche di recupero di risorse materiali ed energia dai fanghi e, più in generale, dagli impianti di depurazione, anche in questo caso distinguendo tra i sistemi che possono essere considerati già consolidati e quelli ancora in fase di ricerca. La prof. Maria Cristina Collivignarelli (Università di Pavia) e l’ing. Alessandro Abbà (Università di Brescia) hanno illustrato una promettente tecnica per la riduzione dei fanghi mediante processo biologico termofilo a membrane (TAMR), con applicazioni a scala reale. Il prof. Giorgio Bertanza (Università di Brescia) ha enucleato i fattori e le implicazioni da considerare quando si intervenga su un impianto esistente per migliorarne le prestazioni in termini di recupero di risorse, presentando una procedura di valutazione multicriteriale applicabile in fase di processo decisionale. La seconda sessione del convegno, coordinata dal prof. Gaspare Viviani e dall’ing. Luciano Franchini (Ente di Governo dell’ATO Veronese) ha visto una rassegna di esperienze di gestori del servizio idrico integrato con interventi di ing. Barbara Marianna Crotti (Gruppo ASMortara spa), ing. Andrea Lanuzza (Gruppo CAP), ing. Mauro Olivieri (Acque Bresciane srl), ing. Angelo Siragusa (AMAP spa), ing. Andrea Gallè (Caltaqua spa), ing. Arco Morello (Sidra spa). Ogni gestore ha evidenziato progetti di sviluppo e criticità, spesso legate a specificità dell’area territoriale di appartenenza, lasciando intravedere prospettive molto interessanti nel settore. In fase di conclusione, i coordinatori del convegno proff. Bertanza e Viviani rilevano che, nonostante il tema sia molto complesso e si sia in attesa di sviluppi normativi (invero previsti a breve), sul piano tecnico-gestionale si sono avute importanti novità, molti soggetti sono coinvolti, a vario titolo, sia in ambito pubblico sia in ambito privato e possono essere vantati diversi casi di eccellenza. Ciò rappresenta un’ottima prospettiva e fa intravedere per il futuro sviluppi interessanti. Il prof. Collivignarelli, nel saluto conclusivo, sottolinea il ruolo chiave della pianificazione. Le slide presentate dai relatori sono scaricabili dai seguenti siti: http://gdl-gringsan.unibs.it/ https://www.facebook.com/groups/1156415924492298 https://www.linkedin.com/groups/12127527/

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Sono state pubblicate sul sito Arera le prime approvazioni degli specifici schemi regolatori, recanti le predisposizioni tariffarie per il periodo 2020-2023: 1) Delibera 17 novembre 2020 n. 477/2020/R/idr: approvazione predisposizioni tariffarie per il periodo 2020-2023, proposti dall'Autorità d'Ambito n. 1 Verbano Cusio Ossola e Pianura Novarese per i gestori Acqua Novara VCO S.p.a. e Idrablu S.p.a. https://www.arera.it/it/docs/20/477-20.htm

2) Delibera 24 novembre 2020 n. 495/2020/R/idr: approvazione predisposizioni tariffarie per il periodo 2020-2023, proposto dall'Ufficio d'Ambito Provincia di Bergamo per il gestore Uniacque S.p.A. https://www.arera.it/it/docs/20/495-20.htm

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Alla seconda edizione del forum acqua organizzato da Legambiente, è interventuto Alessandro Russo (Vicepresidente di Utilitalia): “Gli investimenti delle utilities, che 10 anni fa si attestavano sui 0,5 miliardi annui, oggi ammontano a 3 miliardi annui e potrebbero salire a circa 30 nei prossimi 5 anni. Restano aree del Paese in forte ritardo soprattutto nel Mezzogiorno, dove sono ancora numerose le gestioni comunali ‘in economia’: ciò si traduce in livelli di servizi e investimenti non adeguati, creando iniquità fra diverse parti del Paese. Per colmare il gap infrastrutturale sono necessari ingenti investimenti, il cui finanziamento e la concreta realizzazione sul piano tecnico possono essere assicurati solo da soggetti industriali qualificati. In questo quadro, il Recovery Fund può rappresentare una grande occasione: Utilitalia ha raccolto le proposte delle utilities, progetti concreti ripartiti fra transizione verde e digitalizzazione. Per quanto riguarda il settore idrico, i progetti presentati si concentrano sui temi della depurazione, riduzione delle perdite attraverso nuove tecnologie, ottimizzazione degli approvvigionamenti e contrasto al dissesto idrogeologico. Con il sostegno del Recovery Fund, il contributo delle utility alla ripresa del Paese in chiave sostenibile può avere l’accelerata decisiva”. https://www.legambiente.it/ripartire-dallacqua-2-forum-sul-servizio-idrico-integrato-sostenibile/