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Il convegno organizzato da Conservizi ER, tenutosi lunedì 25 marzo a Bologna, ha elaborato un'analisi della gestione a livello regionale, sottolineando come il servizio idrico in Emilia Romagna costituisca un esempio, un modello virtuoso caratterizzato da una consistente impostazione pubblica e fondato sull'iniziativa degli enti locali, supportati da imprese di gestione a carattere industriale. E' stato anche presentato un dettagliato quadro relativo a investimenti e tariffe in ambito regionale.

https://www.confservizi.emr.it/2019/03/gestione-acqua-in-emilia-romagna-esempio-virtuoso-di-gestione-industriale/

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La discussione parlamentare attualmente in corso sui progetti di legge C52 (c.d. Daga) e C773 (c.d. Braga) sulla gestione pubblica del servizio idrico, con la presentazione di numerosi emendamenti, analisi e report vari, rischia di rimettere tutto in discussione e quindi di generare ulteriore confusione. La norma infatti, produrrà cambiamenti profondi nel sistema idrico nazionale con varianti strategiche rilevanti nei sistemi di gestione, nei water management, nella realizzazione degli investimenti e nella applicazione delle tariffe.
Sul tema generale la nostra opinione è che la qualità della gestione non debba dipendere dalla natura dell’azienda (perché ci sono aziende private eccellenti e aziende pubbliche inefficienti, e viceversa), che la natura pubblica del bene acqua sia meglio garantita da una Autorità nazionale terza efficacia (rispetto alle Regioni comunque politicizzate e discordi nelle scelte),  che il valore dell’acqua debba avere un prezzo (perché ha un costo e non ritengo debba essere gratuita, ma che anzi i cittadini siano consapevoli e coinvolti economicamente) e soprattutto che la tariffa debba contenere anche gli investimenti necessari (e non credo che possano essere caricati nel bilancio nazionale già critico per molti centri di costo). Però la normativa futura impone altre scelte.
In realtà, il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), è ben impostato, sarebbero necessari solo alcuni ritocchi:

  1. Ritornare al principio di unitarietà della gestione, con l’obiettivo di pervenire comunque a un modello industriale di rafforzamento e successive aggregazioni.  

Facciamo una breve ricostruzione normativa:
Il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), nella sua versione iniziale prevedeva:

  • all’art. 147, comma 1, che i servizi idrici “sono organizzati sulla base degli ambiti territoriali ottimali [ATO] definiti dalle regioni in attuazione della l. 5 gennaio 1994, n. 36” (c.d. “legge Galli”), consentiva alle regioni medesime di “modificare le delimitazioni degli ambiti territoriali ottimali per migliorare la gestione del servizio idrico integrato”, nel rispetto, tra l’altro, dei principi di “unicità della gestione” e del “superamento della frammentazione verticale delle gestioni” (comma 2, lett. b);
  • all’art. 150, comma 1, che le autorità d’ambito, nel rispetto del piano d’ambito e del “principio di unicità della gestione” per ciascun ambito deliberano la forma di gestione fra quelle di cui all’art. 113, comma 5 del t.u. 267/2000 (TUEL) [il c. 1 dell’art. 150, è stato abrogato con l’art. 12, c., lett. b), del d.p.r. 7 settembre 2010, n. 168, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell’autorità d’ambito per l’affidamento e la gestione del SII].

 
Con l’art. 2, comma 13 del d.lgs 16 gennaio 2008, n. 4 (c.d. decreto correttivo), la parola “unicità” è stata, in entrambe le norme sopra riportate, sostituita con quella di “unitarietà” (nello spirito iniziale della prima norma di settore, la cosiddetta legge Galli del 1994).
 
Nel 2015 però il D.L. 12 settembre 2014, n. 133, c.d. Sblocca Italia ha reintrodotto il principio dell’unicità della gestione al fine di agevolare il processo aggregativo tra gestori.
A tale principio però facciamo le seguenti osservazioni:

  • in virtù delle due deroghe attualmente vigenti, disciplinate dall’art. 147 comma 2 bis, non è più possibile fare riferimento alla “unicità della gestione” (anche per tale motivo è stata corretta in quella, maggiormente appropriata, di “unitarietà della gestione” dal 2008 al 2015);
  • diversi ambiti territoriali ottimali sono ancor oggi in difficoltà ad individuare un solo gestore a causa ad esempio dalla diversa conformazione fisica del territorio.

Per tali ragioni risulta più appropriato introdurre un nuovo principio di unitarietà, comunque finalizzato alla riduzione del numero dei gestori ed ad una maggiore industrializzazione del settore, ma che tenga anche conto delle caratteristiche fisiche del territorio.
 

  1. Maggiore tutela delle piccole realtà (comuni, piccole isole):

L’art. 147 comma 2 bis del Testo Unico Ambientale prevede attualmente due eccezioni al principio di unicità:
a) le gestioni del servizio idrico in forma autonoma nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti già istituite ai sensi del comma 5 dell'articolo 148;
b) le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti, nei comuni che presentano contestualmente le seguenti caratteristiche:
- approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate;
- sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette ovvero in siti individuati come beni paesaggistici ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
- utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico.
Si propone, per gli stessi motivi illustrati al punto precedente, e dall’analisi dei dati tecnici ed economici prodotti dall’Osservatorio Gocce d'Acqua (), di elevare il limite di 1000 abitanti a 5000 (come già previsto del progetto di legge “Daga”) e di estenderlo anche alle piccole isole.
Le comunità montane, ma anche le piccole isole hanno bisogno di affrontare l’ambiente in tutte le sue declinazioni, perché i vari comparti sono funzionali l’uno con l’altro. Serve una visione integrata e complementare di Agricoltura (Governo integrato e certificato delle risorse agroalimentari), Acqua (Governo integrato e certificato delle risorse idriche), Energia (Produzione di energia da fonti rinnovabili locali), Bosco (Governo integrato e certificato delle risorse forestali),Turismo (Turismo sostenibile e responsabile e valorizzazione dei prodotti a filiera corta), Edilizia (Costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture), Reti (Efficienza energetica e integrazione intelligente degli impianti e delle reti), Attività (Sviluppo sostenibile delle attività produttive), Mobilità (Governo integrato dei servizi di mobilità), Rifiuti (Gestione sostenibile delle filiere dei rifiuti), Welfare (Gestione sostenibile dei servizi sociali), Innovazione (Innovazione e regionalità).
 
Le diverse opinioni che si sono confrontate in questo periodo hanno trascurato queste realtà che rappresentano però anche una buona parte del territorio nazionale. È un problema molto serio e molto grave. Non ci sono risorse né proposte in grado di dare risposte concrete. Bisogna pensarci subito, dopo sarà troppo tardi. Serve una soluzione normativa specifica nel rispetto del principio della unitarietà e a tutela delle piccole realtà. Evitiamo quindi, come si dice, di buttare l’acqua sporca insieme al bambino!

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La Segreteria di Stato per il Territorio, l’Ambiente e il Turismo della Repubblica di San Marino, ha emanato un comunicato stampa per fornire delucidazioni sulla gestione del Servizio Idrico Integrato.
http://www.smtvsanmarino.sm/comunicati/2019/02/21/gestione-servizio-idrico-integrato-segreteria-territorio-vuole-fare-chiarezza

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Con il presente provvedimento l'Autorità avvia il procedimento per la definizione del Metodo Tariffario Idrico per il terzo periodo regolatorio, riunendo al medesimo il procedimento di cui alla deliberazione 518/2018/R/idr e individuando un termine unico per la conclusione del procedimento.
https://www.arera.it/it/docs/19/034-19.htm

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La Delibera Arera n. 51/2019 integra e rinnova il procedimento di cui alla deliberazione 25/2018/R/idr, relativo agli interventi necessari e urgenti per il settore idrico ai fini della definizione della sezione «acquedotti» del Piano nazionale di cui all'articolo 1, comma 516, della legge 205/17, prevedendo che lo stesso tenga nella dovuta considerazione le recenti disposizioni introdotte dall'articolo 1, commi 153-155, della legge 145/18.
https://www.arera.it/it/docs/19/051-19.htm

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ZECCA (www.zeccaenergia.it), può vantare oltre 110 anni di esperienza nella produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica. Al fine di superare i limiti che la dimensione impone e con lo spirito di resistere con efficienza alla overdose regolatoria che caratterizza la nostra attività, dal 2004 ZECCA offre un servizio alle utilities la cui attività è regolata dall’Autorità per l’Energia (oggi ARERA) aiutandole a gestire i processi regolati e non attraverso soluzioni efficienti e testate.
Dal 2012 ZECCA è Partner di Terranova (http://www.terranovasoftware.eu/it), leader di mercato in Italia nella realizzazione di soluzioni a valore aggiunto.
L’ARERA con Delibera 21 dicembre 2017 n. 897/2017/R/idr (TIBSI) ha regolato l’applicazione del Bonus Idrico. Così come già avviene per il servizio elettrico e gas, la piattaforma RETINEXT di Terranova permette una forte automazione del processo di gestione delle pratiche. Qui di seguito descrivo, in sintesi, le caratteristiche di pregio dell’applicativo. Ovvero:
1) Facilità e velocità nei meccanismi di interscambio dati con lo SGATE
2) Lavorazione delle pratiche guidata attraverso controlli automatici dei dati
3) Gestione sia di Bonus diretti che indiretti.
4) Monitoraggio dello stato pratiche sempre aggiornato e di facile comprensione.
5) Estrazione facilitata dei dati per eventuali controlli interni o obblighi informativi.....
 Scarica il documento completo

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L'idea intorno alla quale nasce la mostra è il ruolo che l’acqua ha avuto nel trasformare il territorio definendo, nel lunghissimo arco temporale che va dal pliocene a oggi, le scelte insediative e produttive, lasciando tracce visibili nel paesaggio.
La pianura pistoiese assume qui il valore di caso esemplificativo di un percorso naturale e storico che accomuna la Toscana e la media valle dell’Arno.
Il percorso espositivo intende evocare i tratti salienti delle trasformazioni del territorio, con particolare attenzione alla piana pistoiese che è stata, di fatto, “disegnata” dalle acque, quelle dell’antico lago, dei corsi d’acqua che l’hanno colmata con le proprie alluvioni, dei canali e delle gore costruiti dall’uomo.
Il racconto viene condotto attraverso pannelli descrittivi, cartografie, fotografie, cui si aggiungono efficaci realizzazioni multimediali.

http://www.disegnidacqua.it/mostra/

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Con comunicato del 21 febbraio Arera ha attivato la raccolta dei dati e delle informazioni relativi alla qualità contrattuale del servizio idrico integrato (SII) con riferimento al periodo 1 gennaio 2018 - 31 dicembre 2018, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, della regolazione della qualità contrattuale del SII (RQSII) di cui alla versione integrata del testo allegato alla deliberazione 655/2015/R/idr.
 
L'obbligo di comunicazione deve essere effettuato:
- dai gestori entro il 1 aprile 2019 (I fase della raccolta),
- dagli EGA entro il 29 aprile 2019 (II fase della raccolta).
L'invio e l'assolvimento degli obblighi di cui al sopra citato articolo 77 del RQSII è possibile esclusivamente tramite la raccolta on line. 
 
Per i gestori fino a 50.000 abitanti si dovrà comunicare nella relativa pagina della raccolta:

  • Di essere esenti dall’invio dei dati;
  • Indicare la data di ultimo aggiornamento della Carta del servizio (secondo la 655/2015);
  • La data della pubblicazione della Carta del servizio aggiornata sul sito internet;
  • Dichiarazione di veridicità.

Per i gestori con più di 50.000 abitanti il sistema di raccolta prevede la compilazione di maschere web e la possibilità del cosiddetto "caricamento massivo" attraverso fogli excel scaricabili dal sito, utilizzabile nel caso in cui sia necessario rendicontare un numero consistente di dati.
Non sono ammissibili dati forniti su supporti differenti di quelli messi a disposizione sul sito Arera.

https://www.arera.it/it/comunicati/19/190220.htm

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E' stata pubblicata la versione aggiornata al 23/01/2019 del “Manuale d’uso: Anagrafica Territoriale del Servizio Idrico Integrato (ATID)”
https://www.arera.it/it/comunicati/18/anagrafica_terr_idr.htm

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Con la presente deliberazione viene avviata un'indagine conoscitiva sulle modalità di recupero e smaltimento dei fanghi residui della depurazione, prevedendo attività specifiche di approfondimento volte a favorire l'adozione di ulteriori misure idonee ad accompagnare la transizione a un'economia circolare del settore del trattamento dei reflui.
https://www.arera.it/it/docs/19/020-19.htm

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Durante la recente Fiera internazionale dell’Acqua ACCADUEO è stato presentato da parte del Cresme un interessante studio sul sistema idrico
Fonte : http://www.accadueo.com/accadueo/rapporto-accadueo-by-cresme/8906.html  
Lo studio è frutto della collaborazione tra CRESME e H2O e cerca di analizzare lo stato dell’acqua nel nostro Paese, visto dal lato delle rete acquedottistiche, di fognatura e di depurazione. Si tratta di una prima analisi che cerca di affrontare, mettendoli in fila, problemi, priorità e soprattutto forme di intervento e di finanziamento. Lo studio, si confronta con un bisogno di qualità emergente e con la ricerca del difficile equilibrio tra servizio e costi.
Di seguito se ne presenta la sintesi, presentandola in due parti.
Prima parte:
 
“Secondo le statistiche disponibili l’Italia è il secondo paese in Europa (dopo la Spagna) in termini di superficie irrigata e, come è noto, il settore che consuma più acqua è quello agricolo: l’agricoltura ha prelevato 17 miliardi di mc d’acqua e ne ha consumati 14,5 miliardi, perdendo 2,5amiliardi di mc di acqua. Nello stesso anno il settore civile ha prelevato 9 miliardi di mc di acqua, di cui 8,3 miliardi di mc sono arrivati alle reti comunali mentre nelle nostre case ne sono arrivati solo 4,9 miliardi. Nel tragitto sono stati persi 4,1 miliardi di mc di acqua e nella sola rete di distribuzione la quota di perdite idriche totali ha raggiunto il 41,4% (nel 2012 arrivava al 37,4%)1. “
http://www.accadueo.com/media/h2o/press/2018/17ott/Rappporto_H2O_by_Cresme%20(Sintesi).pdf    (per approfondimenti di grafici)
“Il dato risulta ancora più critico se inserito in un contesto di scarsità idrica che prima riguardava solo alcune regioni della penisola ma che nel 2017 ha interessato territori sempre più ampi rendendo visibili agli occhi degli italiani gli effetti del cambiamento climatico e le conseguenze di una forte carenza di risorse idriche. A giugno del 2017 il Po era 2,6 metri sotto il livello idrometrico (i danni all’agricoltura sono stati enormi) e il 10% delle famiglie italiane ha risentito dell’irregolarità del servizio di erogazione, più del 70% delle famiglie coinvolte (2,6 milioni) vivono in Calabria e in Sicilia, questo è quanto emerge dal quadro di sintesi tracciato da ISTAT in occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo 2018).
Certo nel 2018 lo scenario è cambiato, ma le perdite restano le stesse e il problema non è certo risolto.
La condizione degli impianti di depurazione delle acque reflue è addirittura più critica ed è costata all’Italia una sanzione di 25 milioni di euro oltre 30 milioni di euro per ciascun semestre di ritardo (il primo termina il 31 novembre 2018) fino alla completa messa a norma dei 74 agglomerati che risultano ancora difformi alla direttiva 91/271/CEE, la maggior parte dei quali è localizzato in Sicilia. Ma in Italia sono molti di più gli agglomerati che non rispettano la direttiva, la difformità interessa ancora 24 agglomerati che hanno già subito una condanna e 758 per i quali è stata avviata una procedura di infrazione. La direttiva stabiliva che tutti gli “agglomerati urbani”, vale a dire aree in cui la popolazione e/o le attività economiche sono concentrate e rendono possibile la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un impianto di trattamento, dovevano essere provvisti (entro precise scadenze) di rete fognaria per convogliare i reflui ad impianti di trattamento con requisiti tecnici adeguati alla dimensione dell’utenza e alla sensibilità dei recapiti finali.
Nel 2015 sono stati censiti 342 comuni ancora privi del servizio di depurazione delle acque reflue.
Per evitare di ricevere ulteriori sanzioni l’unica soluzione è investire nella depurazione come è già stato fatto nel 2012 quando, con delibera CIPE 60/2012, sono stati finanziati 183 interventi per il collettamento e la depurazione delle acque reflue nel sud e nelle isole, per un importo totale di 1,6 miliardi di euro. Infatti dalla lettura degli investimenti realizzati in infrastrutture idriche, da un campione di 53 gestori che erogano il servizio a oltre il 60% della popolazione, nell’annualità 2012 l’importo proveniente da fondi pubblici e contributi è di circa 1/3 superiore alle altre annualità del periodo 2007- 2015.”
Uno specifico e fondamentale approfondimento è stato analizzato su fronte degli investimenti:
“Fondamentale in proposito è la questione degli investimenti” scrive il Cresme.
“Se si considera l’intero comparto idrico che eroga il servizio alla totalità della popolazione, negli ultimi anni (2007 2015) in Italia, sono stati investiti in media 1,9 miliardi di euro l’anno, di cui circa il 22% da fondi pubblici e il 78% da tariffa. Gli investimenti programmati per il quadriennio 2016-2019, secondo un campione di 130 gestori che erogano il servizio al 77% della popolazione, ammontano a circa 2,5 miliardi di euro l’anno, quindi se si considera l’intero comparto idrico che eroga il servizio alla totalità della popolazione si potrebbe salire ottimisticamente, come potenziale massimo di investimento, a 3,2 miliardi di euro l’anno (di cui il 29% è destinato alla depurazione, il 25% alla fognatura, il 19% alla distribuzione, il 13% a potabilizzazione e approvvigionamento e il restante 14% ad altro).
Va detto però che sarà difficile raggiungere quella cifra. Nelle regioni in cui ancora non è stata del tutto attuata la riforma della governance del Servizio Idrico Integrato (Sicilia, Calabria, Campania e Molise) la gestione risulta ancora molto frammentata – al 31 dicembre 2017 operano circa 1.300 piccole gestioni comunali su un totale nazionale di 2.100 gestori – e si traduce in una ridotta capacità di investimento e di programmazione2. Va segnalato che la politica di coesione per il periodo di programmazione 2014-2020 destina 4,46 miliardi di euro (provenienti da Fondi SIE, FESR, FSC e Fondo di rotazione) agli interventi nel settore idrico localizzati quasi esclusivamente nelle regioni del Mezzogiorno. La realizzazione di questi investimenti è però un problema.
La principale fonte di finanziamento degli investimenti nel settore idrico proviene dalle tariffe che al 2016 continuano a essere fra le più basse d’Europa3 nonostante dal 2007 al 2015 si sia registrato un aumento medio del 62% nei comuni capoluogo di provincia. Una tariffa idrica più alta non è però sinonimo di maggior qualità, il comune di Frosinone ha alzato la tariffa del 116% dal 2007 al 2015 ma il livello di perdite rimane il più alto fra i capoluoghi di provincia (73,5% nel 2012 e 78,5% nel 2016), contrariamente, il comune di Milano mantiene una tariffa molto bassa e un livello di qualità della rete di distribuzione molto alto (16,2% di perdite idriche totali nel 2016). Vanta inoltre un impianto che depura le acque reflue e fornisce 150 milioni di mc di acqua (più di quanto riutilizzato complessivamente da Francia, Grecia e Portogallo) conforme ai rigidi dettami del D.M. 185/2003 alle aziende agricole a sud della città.
Del resto sono diversi i gestori che puntano sulle tecniche di moderna manutenzione e sulle tecnologie innovative per migliorare l’efficienza del servizio e che sono in grado di dimostrare che è possibile intervenire ottenendo risultati concreti: CAFC ha ridotto le perdite idriche dal 28% al 19% utilizzando strumentazione elettroacustica (noise logger) per individuare le perdite; IRETI attraverso la distrettualizzazione e la regolazione di pressione è riuscita a recuperare 1 milione di mc di acqua in 10 mesi; HydroGea e Pavia Acque hanno investito sul telecontrollo per facilitare il monitoraggio dell’acquedotto e gestire i parametri di pressione in funzione della richiesta; Secam interviene sulla riduzione delle perdite mettendo in relazione i dati rilevati dal telecontrollo con quelli rilevati dai contatori elettronici; Hera ha sperimentato metodi innovativi per la ricerca di perdite (ricerca satellitare, rilievi acustici, smart ball,.) e sta sviluppando un modello di gestione sostenibile basato sui fondamenti dell’economia circolare (tutela dei corpi idrici, riuso delle acque reflue depurate a fini agricoli, utilizzo di plastica riciclata per le nuove condotte fognarie). Sono alcuni dei casi decritti in questo lavoro che testimoniano che si può fare una buona gestione dell’acqua.”
 
“L’acqua è sempre più importante, ma la sua gestione nel complesso del paese peggiora.
I dati complessivi, pur considerando alcuni elementi di prudenza nel loro utilizzo, descrivono una situazione che innegabilmente, nel complesso non migliora, ma peggiora e in ampie parti del Paese è addirittura fortemente critica. Certo se dovessimo fissare alcuni punti dai quali partire potemmo dire innanzitutto che ci sono “eccezionali differenze” tra alcuni territori e altri e ci si chiede se questo è giustificato: i migliori gestori in Italia riescono a limitare le perdite idriche totali nelle reti dei comuni capoluogo di Provincia entro l’11% mentre i peggiori si attestano sul 73%. Differenze non accettabili. Un secondo aspetto da evidenziare è il peggioramento e non il miglioramento del servizio: sempre usando come indicatore la dispersione dell’acqua, i dati ci dicono che tra il 2012 e il 2016 le cose sono peggiorate: i capoluoghi di provincia sono arrivati a disperdere, complessivamente, 1 miliardo di mc di acqua (il 39,1% dell’acqua immessa in rete), nel 2012 ne disperdevano 950 milioni di mc (il 35,6% dell’acqua immessa). Il dato sulle dispersioni, come è stato descritto nelle pagine precedenti, non è certo scevro di difetti, ma se il dato è debole lo è in entrambi i casi, così appare corretto sostenere che, nella media italiana, invece di migliorare il servizio peggiora. Del resto, ed è un terzo punto da affrontare, è vero che l’acqua i Italia costa meno che in altri Paesi europei, ma è anche vero che le tariffe sono cresciute e la qualità del servizio è peggiorata. Inoltre come già accennato spesso non c’è coerenza tra aumento delle tariffe e qualità del servizio.Altro aspetto che andrebbe meglio compreso e monitorato è il fatto che una infrastruttura vecchia, obsoleta e poco sostituita produce inevitabilmente cattiva gestione.”
 
Entrando nel merito dei dati lo studio del Cresme rileva infatti che:
“La rete idrica italiana ha un grave problema di età. Se prendiamo ad esempio la rete acquedottistica, pari a 337.4534 km, vediamo che ben 74.240 di questi km hanno più di 50 anni; e che altri 121.483 km hanno tra i 30 e i 50 anni; si tratta, senza ombra di dubbio, di una infrastruttura vecchia. Tocchiamo così con mano uno dei grandi problemi del nostro Paese: l’importante storia dei cicli di investimento del passato e la debole risposta attuale, soprattutto quella data negli ultimi 15 anni, in termini di manutenzioni, sostituzioni, innovazioni. Le cose peraltro si sanno: nell’ambito dell’indagine condotta da AEEGSI/ARERA nel 2016 su un importante numero di gestori, è emerso che il timing delle sostituzioni risulta essere pari allo 0,42% all’anno, mentre il timing coerente con una vita utile tecnica di 50 anni dovrebbe essere del 2%. Tradotto in km vorrebbe dire che oggi si sostituiscono 1.417 km di rete all’anno, mentre dovremmo sostituirne 6.750. Così con un esercizio teorico, se dovessimo sostituire tutti i 74.240 km di rete che hanno più di 50 anni con l’indice attuale, ci impiegheremmo 52 anni; se il tasso di sostituzione fosse del 2% ne basterebbero 11. Ma fra 52 anni tutta la restante infrastruttura avrebbe di gran lunga superato i 50 anni e una buona parte di questa si avvierebbe ad avere 100 anni. La questione è seria e le revisioni non possono che essere preoccupanti. La rete acquedottistica nazionale è vetusta e l’indice di sostituzione è insostenibile.
Il quadro che si è delineato dall’analisi svolta è di un Italia che perde sempre più acqua, che fatica a depurare le acque reflue e che non sa dove reperire le risorse necessarie per effettuare i dovuti investimenti nell’infrastruttura idrica. La tariffa rimane tra le più basse d’Europa, ma è in crescita, il che innesca un duplice meccanismo: i gestori non hanno la possibilità economica di investire nella manutenzione e nell’ammodernamento dell’infrastruttura e la maggior parte delle famiglie italiane dà poco valore all’acqua corrente e tende a sprecarla mentre invece è attenta a risparmiare su altro (elettricità, ecc.). E’ anche vero che all’aumento delle tariffe negli ultimi anni non è corrisposto un miglioramento delle performance, ma un suo peggioramento. E che vi sono situazioni in cui l’acqua costa meno e la rete è gestita con più efficienza.”
Concludendo:
“L’acqua, come altre risorse naturali, non è infinita. In Italia la risorsa idrica rinnovabile disponibile è di 182,5 miliardi di mc5 e nel 2012 ISTAT stima un prelievo complessivo di 34,2 miliardi di mc. Il rapporto tra acqua prelevata e risorsa idrica rinnovabile disponibile indica il livello di stress idrico (indice WEI+) che nel 2012 è stato del 18,7% (oltre il 20% è stress idrico). il Paese è alle soglie di una condizione di stress idrico e l’infrastruttura presenta tassi di obsolescenza pesanti e di sostituzione debolissimi. In questo contesto di crisi idrica, divenuta evidente a seguito dei fenomeni metereologici intensi derivanti dal cambiamento climatico (periodi di siccità, piogge intense, scioglimento dei ghiacciai, ecc.) bisogna fare una scelta, prendere una decisione (“crisi” dal greco krísis “scelta, decisione”).
A questo punto è necessario cambiare paradigma in termini di risorse naturali non infinite e, come descritto nel documento “WssTP Vision: towards a future proof model for a European water smart society” (2016), della piattaforma tecnologica europea per la fornitura di servizi idrico – fognari WssTP (Water Supply and Sanitation Technology Platform), occorre:
- Investire, puntando sull’innovazione tecnologica, promuovere la collaborazione tra stakeholders e coinvolgere cittadini, autorità pubbliche, industrie e agricoltori;
- Adeguare l’infrastruttura idrica ai cambiamenti climatici;
- Sviluppare soluzioni e tecnologie per un trattamento più efficiente ed economico dell’acqua;
- Creare una rete di sensori e sistemi di misurazione per una gestione idrica avanzata; implementare tecnologie capaci di rendere disponibili le acque marine o salmastre;
- Creare nuovi schemi di tariffazione basati su una combinazione di recupero costi (compresa l’internalizzazione dei costi ambientali), diversificazione prezzi per settori/utenti in base al principio “chi inquina paga” e incentivi per l’uso razionale dell’acqua;
 Ridisegnare le reti idriche secondo l’approccio multi ciclo per trasportare differenti tipologie di acqua (di falda, di superficie, piovana, salmastra, marina, grigia, nera o riutilizzata) a seconda
del livello di sicurezza richiesto per ciascun uso;
 integrare la componente idrica nella pianificazione a lungo termine delle città europee focalizzata sulla resilienza.”
 
L’innovazione tecnologica potrebbe dare la spinta necessaria a trasformare la crisi in opportunità ma dovrebbe essere realmente funzionale alla soluzione di problemi pratici, all'ottimizzazione delle procedure, alla scelta di strategie operative per raggiungere un determinato obiettivo. In sostanza dovrebbe essere inserita in un contesto di piena consapevolezza del valore dell’acqua e delle problematiche legate ad essa. Dal mondo e dall’Europa ci dicono di muoverci in questa direzione, di pianificare e programmare interventi strategici sull’infrastruttura idrica in un’ottica di risparmio della risorsa, di riuso e di resilienza. I consigli, le indicazioni le linee strategiche non mancano. Come il sistema dell’acqua del nostro Paese sarà in grado di seguire queste sfide e affrontare i nodi critici che lo caratterizzano resta la grande questione da risolvere; e se da un lato esempi virtuosi fanno capire che la sfida si potrebbe vincere, i numeri d’insieme fanno temere per un futuro sempre più difficile. Di certo, come per altri aspetti si esaspereranno gli squilibri tra territori in grado di vincere le sfide e territori che sempre più perderanno terreno. Troppe Italie diverse.”